Integrazione con BCAA negli sport di endurance

Pubblicato il 06-07-2015
Integrazione con BCAA negli sport di endurance
Durante l'esercizio fisico di tipo aerobico, l'attività anabolica dell'organismo viene inibita al fine di favorire le necessità dello sforzo. L'inibizione è tanto più accentuata quanto maggiore è l'intensità, la durata dell'esercizio e quanto più ridotto è il tasso di glicogeno muscolare ed epatico.

Per contro si assiste ad un aumentato catabolismo proteico.
Normalmente, il contributo proteico al fabbisogno energetico è molto modesto, non superiore al 4% del dispendio energetico totale (DET).
Nel corso di attività di intensità medio- elevate e soprattutto in situazioni di carenza glucidica (ridotto apporto di carboidrati con gli alimenti o integratori glucidici), l'utilizzazione degli aminoacidi a scopo energetico può raggiungere il 15% del DET.

Gli aminoacidi maggiormente utilizzati dal muscolo sono gli aminoacidi a catena ramificata: VALINA, LEUCINA E ISOLEUCINA.
L'incremento di tale utilizzo è determinato dall'attivazione del complesso di enzimi implicati nel metabolismo degli aminoacidi a catena ramificata).
Nel muscolo gli AA ramificati, per opera degli enzimi BCAA- transaminasi e in presenza della Vit. B6, vengono trasformati nei loro corrispondenti alfa-chetoacidi che, tramite gli enzimi BCAA- deidrogenasi, vengono decarbossilati, convertiti in:
Leucina: acetoacetato e acetil CoA
Isoleucina: succinil CoA e acetil CoA
Valina: succinil CoA

ed indirizzati verso il metabolismo ossidativo terminale.

Gli aminoacidi a catena ramificata sono ben rappresentati nelle proteine alimentari. La percentuale varia da un minimo del 15% nelle proteine dei cereali ad un massimo 22% in quelle delle carni e del latte. Discreta anche la concentrazione nei legumi mentre è modesta nelle verdure, ortaggi e frutta.

La sola (corretta) alimentazione potrebbe essere in grado di sopperire quasi completamente alle aumentate esigenze, anche in considerazione del fatto che l'apporto proteico sarà stato opportunamente incrementato (1,2 - 1,5 grammi/Kg di p.c.).
Purtroppo la normale alimentazione comporta l'assunzione, insieme ai principi desiderati, di una serie di sostanze “controproducenti'' per l'equilibrio metabolico dell'atleta.
Per esempio, incamerare con l'alimentazione 15 gr. di AA Ramificati, significa dover mangiare 400 gr. di carne con un surplus di 60 gr. di AA non ramificati e, soprattutto, per quanto magro possa essere l'alimento, con qualche decina di grammi di grassi saturi e alcune centinaia di kCal .
Gli aminoacidi a catena ramificata, oltre a costituire una valida fonte di energia alternativa ai carboidrati, svolgono una funzione plastico-strutturale di primaria importanza, in particolare a livello muscolare (essendo, tra l'altro, una triade di aminoacidi di tipo “essenziale'').
Questa funzione si evidenzia, soprattutto, al termine dell'esercizio fisico, quando i processi catabolici cessano per lasciare il posto, durante la fase di recupero, a dinamiche di tipo anabolico.
In questa fase è auspicabile un apporto tempestivo e dosato di BCAA risulta determinante.

Terza, suggestiva, funzione attribuita agli aminoacidi a catena ramificata è quella di attenuare o procrastinare la sensazione di fatica in soggetti sottoposti a intensi e prolungati sforzi muscolari, con conseguente miglioramento prestativo.
Tale effetto sarebbe dovuto all'antagonismo competitivo degli BCAA nei confronti del TRIPTOFANO, a livello della barriera emato- encefalica.
Quest'ultimo, infatti, rappresenta, a livello cerebrale, un precursore della Serotonina, una delle amine biogene coinvolte nella sensazione di fatica centrale e che induce sonnolenza. Una bassa concentrazione di BCAA consente al Triptofano di prendere il sopravvento a livello recettoriale, con la conseguenza di più alti livelli cerebrali di Serotonina e, in definitiva, con l'insorgenza precoce del senso di fatica.
Per contro, buoni livelli di BCAA mantengono bassa la concentrazione di Serotonina, ritardando così il senso di fatica.

Il dosaggio considerato corretto di BCAA è di 1 g/10Kg p.c. Tale valore viene determinato in funzione di una composizione corporea normale (definita attraverso un'analisi bicompartimentale: massa magra e massa grassa considerando quest'ultima in concentrazione normale es. soggetto maschile circa 15% del peso e comunque non superiore al 20%).

Più interessante potrebbe essere definire il dosaggio in funzione di un'analisi più completa della composizione corporea, cioè attraverso una valutazione in grado di determinare in modo preciso la massa muscolare componente della massa magra ma non unica.

Per fare un esempio un soggetto di 70 Kg con una composizione corporea normale, può avere circa 35 Kg di massa muscolare (non massa magra ..). L'apporto corretto potrebbe essere 1g/ 10 Kg di peso corporeo, ancora più esatto è ovviamente dosare il quantitativo per Kg di massa muscolare, cioè 2g/10 Kg m.m.

Attraverso l'analisi impedenziometrica (tecnica non invasiva e di facile impiego) si può rilevare la composizione corporea in modo dettagliato, tra i parametri rilevati anche la massa muscolare, a questo punto possiamo dosare più precisamente la quantità da integrare.

Facciamo un esempio:

  1. Soggetto di 80 Kg con massa muscolare normale circa 40 Kg deve assumere 8 gr (2 x 4) = 8gr
  2. Soggetto di 80 Kg con massa muscolare 55 kg deve assumere 10 gr (2x 5.5)= 11 gr

Dall'esempio si deduce come a parità di peso corporeo e anche se vogliamo di massa magra globale, l'apporto può essere significativamente diverso, se il parametro utilizzato per il dosaggio è la massa muscolare.

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